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Ritratto

Come raggiungere un approccio personale nel ritratto?
 
Ma un ritratto può descrivere qualcosa di una persona che non si conosce?
oltre a mostrarci il genere, la classe sociale di appartenenza e l'aspetto fisico, con quale dimensione dell’Io cerca di connettersi?
Tante domande di fronte a ritratti che non dicono nulla in più della persona ritratta, salvo che non sia la persona amata, ma dicono molto sul condizionamento sociale dell’operatore e del soggetto. Cioè mostrano quello che gli altri si aspettano di vedere.
Tu: ma allora perché fotografiamo e facciamo tanti ritratti?
Lo facciamo per rassicurarci di non essere diversi dagli altri…e le immagini ci aiutano a confermarlo e ci rassicurano:“specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del rame?”.
L’uomo occidentale è caduto in una sorta di afasia, di incapacità di comprendere, per una sorta di sovraffolamento di idiozie.
Il ritratto, comunque lo si guardi, è qualcosa di non definibile, qualcosa che sfugge ai criteri attuali di analisi e categoricizzazione; è in continuo mutamento con il cambiamento dei bisogni e della conoscenza dell’uomo.
Diventa definibile solo se riferito al suo contesto storico-culturale, dentro i codici linguistici in uso e nei limiti della conoscenza visiva acquisita fin qui.
In realtà, da qualunque parte lo si guardi, il ritratto diventa espressione perché siamo stati coinvolti psicologicamente con la persona ripresa mentre (per gli altri) può diventare un’icona da classificare in categorie dentro gli schemi della società: fashion, violenza, povertà, sofferenza, ricchezza, spettacolo, marketing ecc. Ma è solo così? non si può adare oltre? 

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